tracklist
  1. Pleasure Is All Mine – 3:26 (Björk, Tagaq, Mike Patton)
  2. Show Me Forgiveness – 1:23 (Björk)
  3. Where Is the Line – 4:41 (Björk)
  4. Vökuró – 3:14 (Jórunn Viðar, Jakobína Sigurðardóttir)
  5. Öll Birtan – 1:52 (Björk)
  6. Who Is It (Carry My Joy on the Left, Carry My Pain on the Right) – 3:57 (Björk)
  7. Submarine – 3:14 (Björk)
  8. Desired Constellation – 4:55 (Björk, Olivier Alary)
  9. Oceania – 3:24 (Björk, Sjón)
  10. Sonnets/Unrealities XI – 1:59 (Björk, Edward Estlin Cummings)
  11. Ancestors – 4:08 (Björk, Tagaq)
  12. Mouth’s Cradle – 4:00 (Björk)
  13. Miðvikudags – 1:24 (Björk)
  14. Triumph of a Heart – 4:04 (Björk)
info
  • Released: 31st August 2004
  • Label: One Little Indian
  • Available formats: cd/gatefold/SACD/tape/ lp | limited colored vinyl 15th March 2015
  • photos & artwork:  Inez van Lamsweerde & Vinoodh Matadin, M/M Paris
  • hairsculptur: Shoplifter
  • singles: Oceania, Who is it, Triumph of a heart, Where is the line
  • bonus track japanese edition: Komið

Singles

Mi piace l’idea che dopo il mio primo greatest-hits mi aspetti un foglio bianco da dove poter ripartire da zero“: in effetti con il suo primo greatest-hits del 2002 Björk chiudeva il suo primo ciclo artistico, prima di cambiare pelle ancora una volta, facendosi emblematicamente fotografare dall’artista Gabriela Friđriksdòttir nella foto posta all’interno della raccolta: distesa di fianco, per la prima volta di spalle, ricoperta di creta e garze, in piena muta proprio a sottolineare l’intento di una, forse forzata, retrospettiva ma anche il fervore per le inattese novità. Quello che forse meno ci si aspettava è che quel foglio in realtà non sarebbe stato bianco ma nero, così come l’inchiostro con cui Björk ha dato vita a un ricamo ancestrale di voci e testi.
Medúlla è un album di grande spessore, forte, radicale, intenso quanto misterioso, dove Björk ha saputo togliere con grazia gli orpelli, scavando in fondo per portare alla luce il midollo della sua essenza d’artista:  la sua voce e ciò che intorno le ruota e la alimenta. E´ questo che fa di Medúlla un album di contrasti: intimo e sociale al tempo stesso, duro come un osso, morbido e palpabile come il midollo.

MEDÚLLA IS PRIMITIVE, LIKE BEFORE CIVILISATION. IT’S THE SOFT SQUIDGY THING IN THE CENTRE. AFTER VESPERTINE I WAS GOING TO DO AN ALBUM WITH INTUITION ONLY, NO BRAIN PLEASE. I WAS THINKING MORE VISCERAL, FLESH AND BLOOD, PREGNANCY… DEATH METAL.

Quel quid da valorizzare nella sua arte non risiede tanto nei tappeti musicali e nella strumentazione che hanno innegabilmente arricchito i suoi lavori precedenti, ma proprio nella sua voce, nel suo modo assolutamente autoriale di saperla plasmare, piegare, renderla rigida e morbida a seconda della necessità. Medúlla è quindi, senza ombra di dubbio, un album essenziale nella sua discografia perché rappresenta un’altra coordinata del suo affascinante percorso rafforzato da Homogenic, apparato nervoso nel suo immaginario compositivo, seguito dal celestiale Vespertine, alchemico ed organico per approdare a Medúlla, dove affiorano ossicina sporche di sangue essiccato diventato nero, studiate con metodologie da archeologa della musica. Ossa destinate a fare da morbido collare per cingere la sua gola: Björk sembra finalmente aver deposto lo dzilla – la collana tribale indossata nella copertina di Homogenic e messo a riposo il  cigno grafico di Vespertine. Nuovamente madre (la figlia Isadora avuta dal compagno Matthew Barney nasce appena due anni prima nell’ottobre 2002) le sue coordinate geografiche e umane sono del tutto rigenerate ed  è pronta ad esplorare nuovi orizzonti con rinnovata consapevolezza. Medúlla è un inno al piacere di cantare, di lasciare che la voce scivoli su se stessa, che esca fuori, che ritorni dentro, che sappia di alito, di gola e di sangue. Gli episodi più rappresentativi sono senz’altro The pleasure is all mine, öll birtan, sonnets/unrealities XI e sopratutto la bellissima Ancestors (uno straziante groviglio di voci in contrasto con qualche accenno di pianoforte). Tutti frutti di semi già piantati negli anni passati in canzoni come Visur Vatnsenda Rosu (che potrebbe essere la madre di Vökuro), Oxygen, Amphibian, Generous Palmostroke

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